domenica, marzo 12, 2006

 

Guerra e violenza sulle donne[1]

Perchè la guerra si accanisce contro le donne? Perché, paradossalmente, sono l’anello più debole e quello più forte su cui si regge la società, su cui si fondano gli equilibri più profondi della società. Colpendo le donne si danneggia irrimediabilmente la parte femminile della popolazione nemica, quella che perpetua la vita, e si annichilisce psicologicamente la parte maschile, che è stata incapace di difenderla. Incredibilmente, ma non senza una logica perversa, di fronte a queste efferratezze la reazione dell’ambiente che circonda le donne è per lo più il silenzio. Il silenzio delle vittime, che vogliono soltanto essere dimenticate, temendo che ogni pubblicità sui soprusi subìti difficilmente renderà loro giustizia, mentre più facilmente apporterà nuovi traumi e nuove sofferenze.
E tuttavia, sono proprio le donne, grazie alle loro uniche capacità di adattamento, i soggetti in grado di disattivare i meccanismi della distruzione e della violenza, grazie al loro ruolo “strategico” nell’educazione dei figli e in generale delle giovani generazioni.
Cosa fare? L’istruzione è il primo passo per mettere in grado le persone di difendere i propri diritti e costruire la pace. Racconta Roberta Rughetti, di AMREF: “Ho incontrato Robinah, durante una missione di verifica della fattibilità di un intervento di AMREF nella scuola di Y.Y.Okot nel distretto di Kitgum (Uganda); Robinah ha 16 anni, frequenta la scuola da due e da grande vuole diventare giornalista. La scuola Y.Y.Okot è frequentata da circa 600 studentesse, di cui quasi la metà orfane a causa della guerra e più di cento hanno subito forme disparate di violenza da parte dell’ LRA -Lord Resistance Army- l’esercito dei ribelli responsabile di questa interminabile guerra civile. In un distretto dove la normalità è l’insicurezza, anche la scuola non è un luogo sicuro. La notte le ragazze hanno paura di uscire dal dormitorio e andare nei bagni che si trovano in un edificio separato: è capitato proprio che nel cuore della notte, alcune di loro venissero aggredite dai ribelli. Prima di andarmene Robinah mi dice quelle che secondo lei sono le priorità della scuola: chiede che venga riabilitato il laboratorio di chimica, che sia costruito un nuovo dormitorio, ma soprattutto chiede che vengano aggiornati i testi scolastici, che arrivino i quotidiani, perché vuole che un giorno, quando la guerra sarà finita, anche lei abbia la possibilità di contribuire, con il suo lavoro di giornalista, a ricostruire e riunire il suo paese superando i particolarismi”.
Queste donne colgono a fondo l’importanza dell’impegno pieno per reagire ad una situazione estrema. Sono donne come Robinah che possono cambiare il mondo.


[1] Convegno organizzato dall’ “Archivio Disarmo”, presso il Liceo Mamiani, il 07/07/05; interveti del prof. F.Battistelli e della dott.ssa R.Rughetti.

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