giovedì, gennaio 26, 2006
Coraggio Africa!
“Per sfamare il terzo mondo sono necessari 40 miliardi di dollari. Le nazioni del mondo spendono complessivamente 1000 miliardi di dollari in armamenti. E’ necessaria una conversione.” P.Alex Zanotelli[1]
E’ necessario che l’occidente ricco aiuti il terzo mondo e l’Africa in particolare -continua l’intervista- e non solo più per motivazioni religiose o etiche ma perché entro pochi anni i problemi dell’Africa esploderanno e diventeranno i nostri problemi. E’ nel nostro interesse aiutare l’Africa.
Sulla scia delle sue parole vogliamo, con questo articolo, aprire una finestra su due genocidi avvenuti nel centrafrica negli anni ‘90: quello in Rwanda e quello in Congo-Zaire.
La zona di cui ci interessiamo è quella del bacino del fiume Congo, tra Congo, Uganda e Rwanda: è una delle zone più ricche dell’Africa e del mondo intero in virtù di miniere di oro, diamanti e minerali utili all’industria militare e delle telecomunicazioni (come il coltan, utilizzato in tutti i nostri telefoni cellulari). Dal punto di vista storico ricordiamo soltanto che tutti i paesi dell’Africa sono stati colonizzati (e depredati) dall’Europa almeno dal 1500 in poi, e che solo all’indomani della seconda guerra mondiale ottengono l’indipendenza. Più precisamente il Rwanda ottiene l’indipendenza dalla Francia nel 1959 e il Congo-Zaire ottiene l’indipendenza dal Belgio nel 1960.
Rwanda
6 aprile 1994: viene abbattuto l’aereo che trasporta i capi di stato di Rwanda e Burundi (Habyarimau del Rwanda e Ntaryamira del Burundi). I due avevano siglato gli accordi di pace di Arusha nel luglio 1993 ponendo così fine ad un sanguinoso conflitto iniziato nel 1990 per la determinazione dei confini, nella zona del Kivu. Non si saprà mai chi è il mandante, anche se gli hutu incolpano il capo tutsi Kagame e compiono massacri contro i civili tutsi: si stimano 1 milione di vittime, fatte a pezzi a colpi di macete. Kagame e i tutsi rispondono alle violenze subite, compiendo altri massacri, espugnando la capitale Kigali ed imponendo un regime militare. Circa un milione e mezzo di hutu rwandesi, perseguitati, hanno poi cercato rifugio in Congo-Zaire, nella zona tra le città di Goma e Bukavu.
La situazione odierna è presentata dal presidente della conferenza episcopale del Rwanda mons. Alexis Habiyambere, S.I.[2]:
“Siamo ancora di fronte alla sfida della riconciliazione nazionale. È una sfida che riguarda tutti, la Chiesa ma anche la società e la politica. Sono passati 10 anni dal genocidio rwandese che ha fatto almeno 1 milione di vittime. Dieci anni sono ancora troppo pochi per una piena riconciliazione e una vera ricostruzione del tessuto sociale. Ma questo non ci scoraggia e anzi ci sprona ad agire per la pace: bisogna essere pazienti e dare tempo al tempo, pensando al futuro delle nuove generazioni. Il nostro lavoro per riconciliare il popolo rwandese si esprime attraverso molteplici attività. Abbiamo costituito sinodi diocesani nei quali la popolazione rwandese si incontra, discute e si rende conto che siamo fratelli che dobbiamo camminare insieme per costruire un futuro per tutti. A livello formativo, le scuole cattoliche svolgono un’importante funzione per educare le nuove generazioni al rispetto e all’amore dell’altro. I movimenti della gioventù cattolica svolgono un compito di aggregazione e di formazione di bambini e ragazzi di tutte le etnie. Vi sono anche diverse comunità ecclesiali di base formate, da 30-40 famiglie, che vivono insieme alla luce del Vangelo. Non c’è migliore educazione alla pacifica convivenza che quella di risolvere congiuntamente problemi comuni. Le comunità di base sono importanti perché sono un movimento che parte dal basso, esprimendo dunque il sentimento di pace e di riconciliazione che inizia a diffondersi nella società rwandese. Un contributo molto importante alla cultura della pace è offerto infine dalla Commissione Giustizia e Pace”.
La lotta per il potere nel Congo-Zaire[3]
La notte tra l’8 ed il 9 ottobre 1996 Laurent Desiré Kabila, congolese di etnia tutsi e nemico di Mobutu[4] che stava allora al governo, organizza una spedizione dal Rwanda e punta verso la capitale Kigali. Quando raggiunge la capiatle, il 17/05/1997, avrà compiuto massacri uccidendo almeno 800.000 hutu. Mobutu fugge a Rabat (Marocco) con l’appoggio degli USA.
Da chi è appoggiato Kabila? Da multinazionali come De Beers e American Mining Fields che vogliono sfruttare le enormi miniere di diamanti e tantanio, e che permettono a L.D. Kabila di essere ben rifornito di armi; e non vanno trascurati gli aiuti prestati da stati che vogliono partecipare alla spartizione delle ricchezze: USA, Francia, Angola, Zimbabwe, Sudafrica.
Appena giunto al potere, L.D. Kabila vuole schiacciare i “vermi rwandesi” (gli amici diventano nemici) e solleva i tutsi: siamo al 02/01/1998. Nell’agosto del 1998 gli eserciti di Rwanda, Burundi e Uganda si schierano, insieme a ribelli, contro Kabila, mentre Angola, Zimbawe, Namibia, Ciad, Sudan e Libia sostengono Kabila. Il conflitto è sanguinoso e (nelle dissestate strade del Congo) difficilmente controllabile. A nulla valgono gli accordi di cessate il fuoco firmati a Lusaka nel 1999. L’ONU decide di intervenire (è il 24/02/99) dapprima con 5.000 e poi con 10.800 uomini; anche l’Unione Europea invia 1.500 uomini (nel giugno 2003).
Intanto il 16/01/01 L.D. Kabila viene ucciso; assume il potere il figlio Joseph Kabila con il quale il Congo ritorna ad un certo regime democratico: il 30/07/02 viene firmata una pace (accordo di Pretoria) che prevede il ritiro dal Congo di tutte le truppe rwandesi e ugandesi; finalmente il 17 luglio 2003 viene instaurato un nuovo governo di transizione, guidato da J.Kabila e composto da 4 vicepresidenti (di differenti etnie), 36 ministri e 400 parlamentari.
Si stima che il numero totale di vittime sia superiore ai 3,5milioni, cui si aggiungono circa 2,5milioni di persone tra profughi e sfollati.
Oggi la situazione non sembra molto migliorata: la popolazione si trova infatti in balia delle violenze di gruppi armati che compiono massacri, saccheggi, estorsioni, stupri.
Dinanzi alla sofferenza di tanti nostri fratelli, ci chiediamo: come noi-chiesa, possiamo divenire “prossimo” di queste popolazioni per incoraggiarle ed accompagnarle nel loro sviluppo? Come adoperarci per una nonviolenza attiva? Se crediamo nella logica evangelica della fratellanza allora possiamo già ora porre un piccolo gesto:“dire no” alla produzione delle armi, “dire no” alle banche che finanziano i produttori di armi (prime fra tutte Banca di Roma, Banca Intesa, Banca Nazionale del Lavoro[5]).
Coraggio dunque all’Africa e coraggio a tutti noi!
[1] Intervista rilasciata a Radio Maria il 19/01/06, nel notiziario delle 19.00. Per approfondimenti sulla situazione africana: A.Zanotelli, Korogocho, alla scuola dei poveri, ed. Feltrinelli. P.G.Fornoni Un santo all’inferno intervista a P.Alex Zanotelli (vhs di 25min) di cui io ho copia.
[2] Per approfondimenti: intervista rilasciata all’Agenzia Fides il 13/09/04.
[3] Zaire: capitale Kinshasa; territorio 2.345.409 kmq (7 volte l’Italia); abitanti 60 milioni di persone divisi in circa 300 etnie; speranza di vita 65 anni gli uomini, 71 le donne.
[4] Sese Seko Mobutu, un capotribù venerato come una divinità, assume il potere del Congo nel 1965 a seguito di un colpo di stato, spodestando il democratico presidente Lumumba, e governa come un padre-padrone Tra i suoi nemici c’è Kabila (che vive di piccoli commerci illegali di oro e diamanti).
La storia del Congo contemporaneo si può riassumere in pochissime date: nel 1885 la conferenza di Berlino guidata da Bismark dichiara il Congo “proprietà personale” del re Leopoldo I; nel 1907 il parlamento ne rivendica il possesso ed il re Leopolodo II è costretto a cederelo al Belgio: brucia tutti i suoi archivi (ci vorrà una settimana!) e lascia 10 milioni di vittime. Finalmente il 30/06/1960 il Congo ottiene l’indipendenza dal Belgio: il primo presidente liberamente eletto è Kasavubu, ed il primo ministro è Lumumba (considerato un pericoloso marxista da USA e Francia perché vuole instaurare democrazia e uguaglianza). Sarà ucciso il 17/01/1961.
[5] Per esaminare gli importi ogni anno autorizzati dal Governo Italiano per ogni singola banca per il finanziamento di armi: www.banchearmate.it
E’ necessario che l’occidente ricco aiuti il terzo mondo e l’Africa in particolare -continua l’intervista- e non solo più per motivazioni religiose o etiche ma perché entro pochi anni i problemi dell’Africa esploderanno e diventeranno i nostri problemi. E’ nel nostro interesse aiutare l’Africa.
Sulla scia delle sue parole vogliamo, con questo articolo, aprire una finestra su due genocidi avvenuti nel centrafrica negli anni ‘90: quello in Rwanda e quello in Congo-Zaire.
La zona di cui ci interessiamo è quella del bacino del fiume Congo, tra Congo, Uganda e Rwanda: è una delle zone più ricche dell’Africa e del mondo intero in virtù di miniere di oro, diamanti e minerali utili all’industria militare e delle telecomunicazioni (come il coltan, utilizzato in tutti i nostri telefoni cellulari). Dal punto di vista storico ricordiamo soltanto che tutti i paesi dell’Africa sono stati colonizzati (e depredati) dall’Europa almeno dal 1500 in poi, e che solo all’indomani della seconda guerra mondiale ottengono l’indipendenza. Più precisamente il Rwanda ottiene l’indipendenza dalla Francia nel 1959 e il Congo-Zaire ottiene l’indipendenza dal Belgio nel 1960.
Rwanda
6 aprile 1994: viene abbattuto l’aereo che trasporta i capi di stato di Rwanda e Burundi (Habyarimau del Rwanda e Ntaryamira del Burundi). I due avevano siglato gli accordi di pace di Arusha nel luglio 1993 ponendo così fine ad un sanguinoso conflitto iniziato nel 1990 per la determinazione dei confini, nella zona del Kivu. Non si saprà mai chi è il mandante, anche se gli hutu incolpano il capo tutsi Kagame e compiono massacri contro i civili tutsi: si stimano 1 milione di vittime, fatte a pezzi a colpi di macete. Kagame e i tutsi rispondono alle violenze subite, compiendo altri massacri, espugnando la capitale Kigali ed imponendo un regime militare. Circa un milione e mezzo di hutu rwandesi, perseguitati, hanno poi cercato rifugio in Congo-Zaire, nella zona tra le città di Goma e Bukavu.
La situazione odierna è presentata dal presidente della conferenza episcopale del Rwanda mons. Alexis Habiyambere, S.I.[2]:
“Siamo ancora di fronte alla sfida della riconciliazione nazionale. È una sfida che riguarda tutti, la Chiesa ma anche la società e la politica. Sono passati 10 anni dal genocidio rwandese che ha fatto almeno 1 milione di vittime. Dieci anni sono ancora troppo pochi per una piena riconciliazione e una vera ricostruzione del tessuto sociale. Ma questo non ci scoraggia e anzi ci sprona ad agire per la pace: bisogna essere pazienti e dare tempo al tempo, pensando al futuro delle nuove generazioni. Il nostro lavoro per riconciliare il popolo rwandese si esprime attraverso molteplici attività. Abbiamo costituito sinodi diocesani nei quali la popolazione rwandese si incontra, discute e si rende conto che siamo fratelli che dobbiamo camminare insieme per costruire un futuro per tutti. A livello formativo, le scuole cattoliche svolgono un’importante funzione per educare le nuove generazioni al rispetto e all’amore dell’altro. I movimenti della gioventù cattolica svolgono un compito di aggregazione e di formazione di bambini e ragazzi di tutte le etnie. Vi sono anche diverse comunità ecclesiali di base formate, da 30-40 famiglie, che vivono insieme alla luce del Vangelo. Non c’è migliore educazione alla pacifica convivenza che quella di risolvere congiuntamente problemi comuni. Le comunità di base sono importanti perché sono un movimento che parte dal basso, esprimendo dunque il sentimento di pace e di riconciliazione che inizia a diffondersi nella società rwandese. Un contributo molto importante alla cultura della pace è offerto infine dalla Commissione Giustizia e Pace”.
La lotta per il potere nel Congo-Zaire[3]
La notte tra l’8 ed il 9 ottobre 1996 Laurent Desiré Kabila, congolese di etnia tutsi e nemico di Mobutu[4] che stava allora al governo, organizza una spedizione dal Rwanda e punta verso la capitale Kigali. Quando raggiunge la capiatle, il 17/05/1997, avrà compiuto massacri uccidendo almeno 800.000 hutu. Mobutu fugge a Rabat (Marocco) con l’appoggio degli USA.
Da chi è appoggiato Kabila? Da multinazionali come De Beers e American Mining Fields che vogliono sfruttare le enormi miniere di diamanti e tantanio, e che permettono a L.D. Kabila di essere ben rifornito di armi; e non vanno trascurati gli aiuti prestati da stati che vogliono partecipare alla spartizione delle ricchezze: USA, Francia, Angola, Zimbabwe, Sudafrica.
Appena giunto al potere, L.D. Kabila vuole schiacciare i “vermi rwandesi” (gli amici diventano nemici) e solleva i tutsi: siamo al 02/01/1998. Nell’agosto del 1998 gli eserciti di Rwanda, Burundi e Uganda si schierano, insieme a ribelli, contro Kabila, mentre Angola, Zimbawe, Namibia, Ciad, Sudan e Libia sostengono Kabila. Il conflitto è sanguinoso e (nelle dissestate strade del Congo) difficilmente controllabile. A nulla valgono gli accordi di cessate il fuoco firmati a Lusaka nel 1999. L’ONU decide di intervenire (è il 24/02/99) dapprima con 5.000 e poi con 10.800 uomini; anche l’Unione Europea invia 1.500 uomini (nel giugno 2003).
Intanto il 16/01/01 L.D. Kabila viene ucciso; assume il potere il figlio Joseph Kabila con il quale il Congo ritorna ad un certo regime democratico: il 30/07/02 viene firmata una pace (accordo di Pretoria) che prevede il ritiro dal Congo di tutte le truppe rwandesi e ugandesi; finalmente il 17 luglio 2003 viene instaurato un nuovo governo di transizione, guidato da J.Kabila e composto da 4 vicepresidenti (di differenti etnie), 36 ministri e 400 parlamentari.
Si stima che il numero totale di vittime sia superiore ai 3,5milioni, cui si aggiungono circa 2,5milioni di persone tra profughi e sfollati.
Oggi la situazione non sembra molto migliorata: la popolazione si trova infatti in balia delle violenze di gruppi armati che compiono massacri, saccheggi, estorsioni, stupri.
Dinanzi alla sofferenza di tanti nostri fratelli, ci chiediamo: come noi-chiesa, possiamo divenire “prossimo” di queste popolazioni per incoraggiarle ed accompagnarle nel loro sviluppo? Come adoperarci per una nonviolenza attiva? Se crediamo nella logica evangelica della fratellanza allora possiamo già ora porre un piccolo gesto:“dire no” alla produzione delle armi, “dire no” alle banche che finanziano i produttori di armi (prime fra tutte Banca di Roma, Banca Intesa, Banca Nazionale del Lavoro[5]).
Coraggio dunque all’Africa e coraggio a tutti noi!
[1] Intervista rilasciata a Radio Maria il 19/01/06, nel notiziario delle 19.00. Per approfondimenti sulla situazione africana: A.Zanotelli, Korogocho, alla scuola dei poveri, ed. Feltrinelli. P.G.Fornoni Un santo all’inferno intervista a P.Alex Zanotelli (vhs di 25min) di cui io ho copia.
[2] Per approfondimenti: intervista rilasciata all’Agenzia Fides il 13/09/04.
[3] Zaire: capitale Kinshasa; territorio 2.345.409 kmq (7 volte l’Italia); abitanti 60 milioni di persone divisi in circa 300 etnie; speranza di vita 65 anni gli uomini, 71 le donne.
[4] Sese Seko Mobutu, un capotribù venerato come una divinità, assume il potere del Congo nel 1965 a seguito di un colpo di stato, spodestando il democratico presidente Lumumba, e governa come un padre-padrone Tra i suoi nemici c’è Kabila (che vive di piccoli commerci illegali di oro e diamanti).
La storia del Congo contemporaneo si può riassumere in pochissime date: nel 1885 la conferenza di Berlino guidata da Bismark dichiara il Congo “proprietà personale” del re Leopoldo I; nel 1907 il parlamento ne rivendica il possesso ed il re Leopolodo II è costretto a cederelo al Belgio: brucia tutti i suoi archivi (ci vorrà una settimana!) e lascia 10 milioni di vittime. Finalmente il 30/06/1960 il Congo ottiene l’indipendenza dal Belgio: il primo presidente liberamente eletto è Kasavubu, ed il primo ministro è Lumumba (considerato un pericoloso marxista da USA e Francia perché vuole instaurare democrazia e uguaglianza). Sarà ucciso il 17/01/1961.
[5] Per esaminare gli importi ogni anno autorizzati dal Governo Italiano per ogni singola banca per il finanziamento di armi: www.banchearmate.it