lunedì, agosto 15, 2005
Brasile terra promessa
Tra aprile e maggio 2005 Fabiola ed io siamo stati in Brasile, richiamati dai vari amici che a distanza seguiamo; presentiamo qui una prima parte del nostro viaggio, consapevoli della difficoltà di trasmettere un’esperienza che ci ha segnati personalmente e come coppia.
Il Brasile che abbiamo conosciuto è un paese nel quale si sta scrivendo una nuova storia, una storia pacifica che narra di lotta per vivere e per costruire un mondo migliore; una storia che da qui appare silenziosa, ma che chiama in causa anche noi.
Come fare per raccontare il Brasile? Iniziamo con un po’ di numeri: 850 milioni di ettari (quanto l’Europa), 180 milioni di abitanti (quanto la metà degli europei) di cui i 2/3 vivono nelle città. Grande violenza nei centri urbani, paura di girare da soli, specie a Rio (12 milioni di abitanti, di cui la maggior parte vive nelle favelas abbarbicate sui morros, le loro colline), o a S.Paolo (16 milioni di abitanti) o a Bahia (3 milioni di abitanti).
Povertà nelle campagne, nei paesi e nei villaggi; di tutta la superficie brasiliana coltivabile, più della metà è in mano ai latifondisti ma viene coltivata solo in parte e con prodotti di monocoltura destinati all’esportazione (zucchero, soia, mais); per cui in Brasile c’è tanta terra ma la gente è povera.[1]
La nuova storia che si sta scrivendo in Brasile è dettata dalla voglia di sopravvivere e di continuare a sperare: negli ultimi vent’anni si sta verificando un coinvolgimento popolare spontaneo, una presa di coscienza della grande disparità economica, politica e sociale del Paese. La gente semplice, umile, specie quella delle campagne, sta prendendo consapevolezza della propria dignità, sta aprendo gli occhi e sta guardando al Brasile ed al mondo con uno sguardo rinnovato: la terra è dono di Dio, la terra è per tutti e non può essere proprietà di pochi; la terra è per la vita. Non è più possibile sopportare lo scempio di una terra lasciata abbandonata e che non produce frutti, dinanzi ad una popolazione che soffre la fame.
Ed ecco che, sulla scia del Concilio Vaticano II, la chiesa brasiliana ha iniziato a prendere posizione, ascoltando le situazioni di povertà ed appoggiando i contadini. Negli anni ’70 prendono vita le “Commissioni pastorali della terra” (CPT) proprio per essere più vicini alle povertà delle campagne, e nel 1984 con l’aiuto e l’appoggio delle CPT nasce un movimento nuovo, formato da contadini e per i contadini, un movimento che non esito a definire profetico: è il Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra (MST). Da allora il MST passa di villaggio in villaggio spiegando la situazione agraria brasiliana ed invitando i singoli a prendere posizione per conquistare la loro terra promessa. Sì: l’esperienza biblica è la prima e forte icona che gli stessi contadini del MST utilizzano per esprimere la loro esperienza, la loro ricerca e la loro lotta per ottenere un pezzo di terra da coltivare.
E di una vera e propria marcia biblica siamo stati privilegiati osservatori: dal 1° al 17 maggio 12.000 contadini hanno marciato per più di 200 km, da Goiania a Brasilia, per chiedere la riforma agraria, per rivendicare la terra. Donne, uomini, bambini (il più piccolo aveva 9 mesi, il più anziano 92 anni) rappresentanti di oltre 4 milioni di famiglie senza terra e di tutti i poveri del Brasile, uniti da un ideale di giustizia, di pace, di fratellanza, da un ideale evangelico.
Siamo stati compagni di cammino di questi contadini sognatori, che sognano una ridistribuzione dalle terre ed un mondo più equo, che hanno il coraggio di credere alle Beatitudini, di credere in un Cristo che vuole liberare il suo popolo dalla tirannia dei romani ma con la nonviolenza, con la giustizia, senza abdicare alla propria dignità (se qualcuno ti percuote sulla guancia destra…) e senza aver paura di essere perseguitato. E di persecuzioni per la giustizia i contadini-senza-terra ne subiscono: tra il 1993 ed il 2002 ne sono stati uccisi 349 (dalla polizia federale o da quelle private) per far sgomberare aree pacificamente rivendicate dal MST.
All’arrivo a Brasilia, il 17 maggio, i rappresentanti del Movimento hanno avuto un lungo colloquio con Lula ed alcuni ministri: il governo si è nuovamente impegnato ad operare per la ridistribuzione delle terre, almeno di una parte. Ed i contadini continuano il loro esodo consapevoli che ci vorranno ancora decenni ma che un giorno anche loro otterranno terra, dignità e vita.
A noi rimane la forza del loro impegno, la consapevolezza ed il disincanto per una situazione difficile, drammatica, e contemporaneamente la consapevolezza dello stare nel giusto, del sapere che Dio è il Dio dei poveri, degli emarginati; e l’esperienza che per incontrarLo è necessaria quella metanoia evangelica che significa prendere posizione e condividere la vita.[2]
Il Brasile che abbiamo conosciuto è un paese nel quale si sta scrivendo una nuova storia, una storia pacifica che narra di lotta per vivere e per costruire un mondo migliore; una storia che da qui appare silenziosa, ma che chiama in causa anche noi.
Come fare per raccontare il Brasile? Iniziamo con un po’ di numeri: 850 milioni di ettari (quanto l’Europa), 180 milioni di abitanti (quanto la metà degli europei) di cui i 2/3 vivono nelle città. Grande violenza nei centri urbani, paura di girare da soli, specie a Rio (12 milioni di abitanti, di cui la maggior parte vive nelle favelas abbarbicate sui morros, le loro colline), o a S.Paolo (16 milioni di abitanti) o a Bahia (3 milioni di abitanti).
Povertà nelle campagne, nei paesi e nei villaggi; di tutta la superficie brasiliana coltivabile, più della metà è in mano ai latifondisti ma viene coltivata solo in parte e con prodotti di monocoltura destinati all’esportazione (zucchero, soia, mais); per cui in Brasile c’è tanta terra ma la gente è povera.[1]
La nuova storia che si sta scrivendo in Brasile è dettata dalla voglia di sopravvivere e di continuare a sperare: negli ultimi vent’anni si sta verificando un coinvolgimento popolare spontaneo, una presa di coscienza della grande disparità economica, politica e sociale del Paese. La gente semplice, umile, specie quella delle campagne, sta prendendo consapevolezza della propria dignità, sta aprendo gli occhi e sta guardando al Brasile ed al mondo con uno sguardo rinnovato: la terra è dono di Dio, la terra è per tutti e non può essere proprietà di pochi; la terra è per la vita. Non è più possibile sopportare lo scempio di una terra lasciata abbandonata e che non produce frutti, dinanzi ad una popolazione che soffre la fame.
Ed ecco che, sulla scia del Concilio Vaticano II, la chiesa brasiliana ha iniziato a prendere posizione, ascoltando le situazioni di povertà ed appoggiando i contadini. Negli anni ’70 prendono vita le “Commissioni pastorali della terra” (CPT) proprio per essere più vicini alle povertà delle campagne, e nel 1984 con l’aiuto e l’appoggio delle CPT nasce un movimento nuovo, formato da contadini e per i contadini, un movimento che non esito a definire profetico: è il Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra (MST). Da allora il MST passa di villaggio in villaggio spiegando la situazione agraria brasiliana ed invitando i singoli a prendere posizione per conquistare la loro terra promessa. Sì: l’esperienza biblica è la prima e forte icona che gli stessi contadini del MST utilizzano per esprimere la loro esperienza, la loro ricerca e la loro lotta per ottenere un pezzo di terra da coltivare.
E di una vera e propria marcia biblica siamo stati privilegiati osservatori: dal 1° al 17 maggio 12.000 contadini hanno marciato per più di 200 km, da Goiania a Brasilia, per chiedere la riforma agraria, per rivendicare la terra. Donne, uomini, bambini (il più piccolo aveva 9 mesi, il più anziano 92 anni) rappresentanti di oltre 4 milioni di famiglie senza terra e di tutti i poveri del Brasile, uniti da un ideale di giustizia, di pace, di fratellanza, da un ideale evangelico.
Siamo stati compagni di cammino di questi contadini sognatori, che sognano una ridistribuzione dalle terre ed un mondo più equo, che hanno il coraggio di credere alle Beatitudini, di credere in un Cristo che vuole liberare il suo popolo dalla tirannia dei romani ma con la nonviolenza, con la giustizia, senza abdicare alla propria dignità (se qualcuno ti percuote sulla guancia destra…) e senza aver paura di essere perseguitato. E di persecuzioni per la giustizia i contadini-senza-terra ne subiscono: tra il 1993 ed il 2002 ne sono stati uccisi 349 (dalla polizia federale o da quelle private) per far sgomberare aree pacificamente rivendicate dal MST.
All’arrivo a Brasilia, il 17 maggio, i rappresentanti del Movimento hanno avuto un lungo colloquio con Lula ed alcuni ministri: il governo si è nuovamente impegnato ad operare per la ridistribuzione delle terre, almeno di una parte. Ed i contadini continuano il loro esodo consapevoli che ci vorranno ancora decenni ma che un giorno anche loro otterranno terra, dignità e vita.
A noi rimane la forza del loro impegno, la consapevolezza ed il disincanto per una situazione difficile, drammatica, e contemporaneamente la consapevolezza dello stare nel giusto, del sapere che Dio è il Dio dei poveri, degli emarginati; e l’esperienza che per incontrarLo è necessaria quella metanoia evangelica che significa prendere posizione e condividere la vita.[2]
[1] Per avere un’idea sintetica, riporto tre dati: 1)La superficie coltivabile del Brasile è di 353 milioni di ettari, di cui ne vengono effettivamente coltivati solo 41 milioni, cioè l’11,8%. 2) Il valore dell’indice Gini è superiore allo 0,8. Questo indice, che va da 0 ad 1, rappresenta la concentrazione della terra in un determinato paese: se è 0, la terra è equamente distribuita tra tutti gli abitanti; se è 1, è in mano ad un solo singolo proprietario (Dati INCRA -Istituto per la colonizzazione e la riforma agraria). 3) le aziende private sono 2.924.204; di queste le piccole proprietà rappresentano il 60% degli immobili ed occupano solo il 7,8% del territorio; invece le grandi proprietà rappresentano l’1,2% degli immobili, ed occupano il 55% del territorio. (Dati elaborati dal Censo agropecuario del 1995, l’ultimo disponibile.)
[2] Per ulteriori informazioni su questo tema: www.comitatomst.it (in italiano); www.mst.org.br (in portoghese).